La tecnica del palazzo della memoria

La tecnica del palazzo della memoria, detta anche tecnica dei loci, è una tecnica mnemonica risalente ai tempi di Simonide di Ceo, un poeta lirico greco vissuto nel 550 a.C.

Essa permette di memorizzare, e quindi di ricordare, un certo numero di parole semplicemente associandole a luoghi fisici esistenti. Utilizzata persino da Sherlock Holmes per portare avanti le sue indagini nei racconti di Sir Arthur Conan Doyle, scopriamo insieme come funziona e in cosa consiste, approfondendone nel dettaglio anche l’origine.

Tecnica dei loci: origine e descrizione

La tradizione narra che poco dopo che Simonide uscì da un palazzo dentro il quale si stava tenendo un banchetto, il palazzo in questione crollò, e le macerie sfigurarono il volto di tutti i commensali. Solo Simonide riuscì a identificarli, ricordando il posto che occupavano fino a poco prima.

Persino uno studio pubblicato su Neuron ha dimostrato che le capacità di memorizzazione dell’essere umano sono elevatissime ma poco sfruttate. Se si fa ricorso a particolari tecniche come questa, anche cervelli sostanzialmente normali riusciranno a memorizzare in maniera facile e veloce ciò che intendono ricordare.

Per metterla in pratica, è sufficiente visualizzare nella propria mente un percorso e tutti gli elementi di cui è composto (ad esempio una casa e tutti gli oggetti contenuti nelle varie stanze), collegando a ognuno di essi un’informazione. Molti campioni in questo settore riescono così a memorizzare numeri, visi, lunghe liste di parole, grazie all’attivazione di specifiche aree del cervello.

Ricerche scientifiche a supporto della tecnica dei loci

Al Radboud University, in Olanda, e al Max Planck Institute of Psychiatry di Monaco, fu chiesto a 23 eccellenti memorizzatori di ricordare in soli 20 minuti ben 72 nomi, sfruttando la tecnica dei loci. Ebbene, furono in grado di memorizzare perfettamente 71 nomi su 72, a dispetto dei 26 ricordati da normali volontari nel corso della medesima prova. Un risultato eccellente che dimostra quanto la tecnica del palazzo della memoria possa rivelarsi utile.

Ai volontari in questione fu poi chiesto di sottoporsi, ovviamente con il loro consenso, a un programma di training di sei settimane per sperimentare la tecnica in modo pratico e diretto: giornalmente, per mezz’ora, avrebbero dovuto camminare in un posto che conoscevano bene e che reputavano familiare, come casa loro, e associare un elemento da ricordare a diversi punti dell’appartamento. Al termine dell’esperimento, i volontari furono in grado di ricordare 62 nomi.

In realtà non esistono dunque cervelli più predisposti alla memorizzazione di altri, essendo tutti anatomicamente uguali. Chiunque, con un po’ di pratica e il giusto allenamento, può raggiungere livelli del genere.

Ma i cervelli dei campioni, a riposo, apparivano maggiormente connessi proprio nelle regioni adibite alla memorizzazione, sebbene dopo il dovuto training anche i cervelli dei volontari a riposo apparivano connessi nelle stesse zone in maniera similare a quella dei campioni.